Cavalieri Templari Cristiani Jacques De Molay

CHI SIAMO

La nostra Confraternita- Ordine è stata costituita e registrata

presso l’Agenzia delle Entrate ,in rispetto della legge Italiana

ed Europea in vigore con N°4041 SERIE3N/2010; Accreditata

presso il Registro dellaTrasparenza della Commissione

del Parlamento Europea a Bruxelles conN° 684038710005-32.

Iscritta ed accreditata come Ente di ricerche presso il Ministero

Dell’Università e Ricerche MIUR codice n° 273091;Inserita

come Confraternita di Volontariato dell’Ordine dei

Cavalieri Templari Cristiani, nell’elenco del Consiglio Sociale

e Economico delle Nazioni Unite di New York DESA’s

Civil Society rif.n°132170/2012. E’ in corso l’iscrizione

nell’albo Regionale di Protezione Civile Italiana.

Inoltre la Confraternita è stata Istituzionalizzata da molte :

Amministrazioni Comunali. gode del Patrocinio morale

permanente della Presidenza della Provincia di Salerno;

dell’Alto Patrocinio del Principe Cosimo Cammarano

e della Serenissima casa Cammarano Zampeschi – ;

della Benedizione Apostolica impartita da Sua Santità

Benedetto XVI; del Protettorato Spirituale del Patriarca

Vicario della Chiesa Ortodossa Bielorussa E Slava” –

Della Benedizione di Mons. Michele Pierri, nostro Gran

Prelato, delle benedizione di Mons. Padre Salvatore Zagaria

della diocesi apostolica della Provincia di Caserta

Nostra Guida Spirituale e di tante altre autorità ecclesiastiche , Militari e civile.

La Gazzetta ufficiale della Confraternita viene pubblicata

e diffusa su Reteitaliatv.it, Organo ufficiale della Confraternita;

registrazione presso il Tribunale di Nocera Inferiore

N°596 del 09-04-2008.

 
L’Ordine dei Cavalieri Templari Cristiani Jacques De Molay, d’ispirazione



cristiana nasce da un’idea di persona che è “immagine e somiglianza di Dio “,

di un Dio che entra nella storia con libertà, gratuità ed umiltà, e che

insegna la carità, l’amore come principio della relazione tra Dio

e gli uomini e degli uomini tra loro. Affascinati dalla storia delle Crociate,

ed in particolare dei valorosi Cavalieri Templari, si sono apprestati

alla costituzione di questa Confraternita di Volontariato in memoria del

Ordine dei Valorosi Cavalieri Templari e di tutti e 23 Gran Maestri Della Milizia

Del Tempio –ORDINE DEI POVERI CAVALIERI DÌ CRISTO (Militia Templi –

Christi Pauperum Militum Ordo ) IN particolare di Jacques De Molay ,

tentando di portare avanti il loro pensiero altamente cristiano e umano .

Si occupa di volontariato e soprattutto di ricerca storica dell’antico ordine

templare, RISVEGLIARE I VALORI DELLA CAVALLERIA E DELLA TRADIZIONE

DEI POVERI CAVALIERI DI CRISTO DETTI TEMPLARI, ATTRAVERSO

LA PREGHIERA COMUNE E LA MEDITAZIONE, LA DIFESA DELLA FEDE

CATTOLICA E GLI STUDI STORICI.

PRESIDIARE LE INNUMEREVOLI CHIESE ABBANDONATE, MANTENENDOLE

CON DECORO ED APRENDOLE ALLA POPOLAZIONE DEI FEDELI; SOPRATTUTTO

IMPEDENDONE L’UTILIZZO AD OPERATORI DI MALE. LOTTA CONTRO

L’ESOTERISMO E LA MAGIA DILAGANTE, SOPRATTUTTO FRA I GIOVANI;

OPERAZIONI DI PULIZIA NEI CONFRONTI DEI SATANISTI OPERANTI NELLE

NOSTRE DIOCESI. Come riferimento cristiano la confraternita riconosce ,

il Santo Padre della Chiesa Cattolica Romana. La nostra CONFRATERNITA

promuove la ricerca di Dio nel nostro agire quotidiano, attraverso Il

volontariato, la beneficenza, il soccorso, lo Studio, la Ricerca, l’umana

Fratellanza nel Suo Santo Nome, l’umiltà e l’altruismo. Tentiamo ogni giorno

di essere buoni Cristiani e buoni Templari e di dare un senso alla nostra vita

terrena, un dono di Dio che non deve essere sprecato alla ricerca di

soddisfazioni effimere. I nostri confratelli Templari sono costantemente

impegnati nel dare sostegno morale, psicologico e materiale verso le persone

meno fortunate, nella convinzione di “ricevere piuttosto che dare”.

Ricevere l’essenza dell’Umanità rappresentata da un semplice “grazie”,

oppure da un sorriso sincero infatti non ha prezzo. L’ordine dapprima

esclusivamente religioso di assistenza ai pellegrini in Gerusalemme ed in

seguito ordine militare cavalleresco, è noto ai giorni nostri con il nome

di “Confraternita dell’Ordine dei Cavalieri Templari Cristiani Militia Christi

Jacques De Molay“. (La Milizia del Tempio (Militia Templi –

Christi pauperum Militum Ordo) La Confraternita Jacques de Molay

non ha fini di lucro ed è apartitico; ha come scopo la cura e lo sviluppo

della solidarietà fraterna tra tutti i popoli, approfondendo fortemente

il pensiero ecumenico tra tutte le religioni, perché tutti figli dello stesso Dio.

La Confraternita Jacques de Molay si prefigge la realizzazione,

sia in proprio che con collaborazioni esterne, di opere sociali, culturali,

ecumeniche e filantropiche. La Confraternita svolgerà azioni di

volontariato in casi di calamità naturali e emergenze sanitarie

in Italia e nel mondo e si prefigge di aiutare i soggetti deboli,

gli oppressi ed i perseguitati.

STATUTO ASSOCIATIVO E

ORDINAMENTO DELLE CARICHE

1) Il Gran Magistero – ..Gran Priore (Autorità suprema):

Il Gran Priore ha i pieni poteri per rappresentare, governare e dirigere l’Ordine,

fare e riformare gli statuti e i regolamenti, decidere il tutto, Nominare membri

del consiglio supremo, nominare il Capitolo Generale, costituire nuove precettorie,

nominare dignitari, ufficiali e cavalieri di merito onorario godendo di tutti gli onori

connessi alla sovranità. Le sue decisioni sono definitive, senza appello.
2) Gran Maestro del Tempio, Ufficiale alto dignitario:

Traccia le linee teoriche di comportamento e culturali della confraternita.
E' la guida personale del Gran Magistero, consigliere e guida nella continua


ricerca di nuova luce, per saggiamente percorrere la via della verità.

Egli è il Gran Maestro del tempio ed ha potere assoluto nelle varie funzioni

celebrative all'interno del Tempio. Può sostituire il Gran Priore in sua assenza.
3) Cappellano:

E' colui che celebra la messa religiosa Cristiana, e porta la benedizione

ai Fratelli cavalieri, per aiutarli a percorrere il terreno cammino della fede.
4) Gran segretario, Tesoriere:

E' colui che amministra, stila il calendario eventi dell'anno, custodisce l'archivio

della confraternita, gestisce acquisti, contributi e beneficenze. Egli è tesoriere.
5) Ufficiale dignitario e Precettore:

Il suo compito è quello di sorvegliare, valutare i vari Cavalieri per poterli guidare

al percorso più appropriato all'interno della confraternita. Il suo ruolo è determinante.

Questo ufficiale può dirigere una precettoria di zona con comando assoluto e ne dovrà

rispondere direttamente al Gran Priore e al Gran Maestro del Tempio.
6) Ufficiale Onorario:

Questo Ufficiale, viene accolto nella confraternita con gli Onori meritati, per aver

nel corso di sua vita, oppure nel corso del suo cammino da Cavaliere, realizzato o

partecipato a opere di grande importanza culturale.
7) Ufficiale Gran Croce:

Questo ufficiale, ha ottenuto la Croce al merito, per avere compiuto azione meritevole

nel campo sociale Umanitario, quali: Soccorsi eccezionali, opere di beneficenza,

azioni di grande importanza e per i Fratelli Cavalieri e nel campo Umanitario.
8) Ufficiale delle cerimonie:

Questo Ufficiale è colui che coordina le manifestazioni e le cerimonie, nei vari

eventi della confraternita, guida dunque i cavalieri alla disciplina di squadra,

Svolge tutte le funzioni e annunci vari durante e prima di ogni cerimonia.
9) Cavaliere semplice:

Il Cavaliere semplice non ha nessuna carica specifica, ma può comunque essere

autorizzato a svolgere funzioni varie all'interno della confraternita, dietro comando

dell'ufficiale superiore da cui lui dipende.
Le Dame:

possono vestire di qualsiasi carica, ma non della 1, 2, 3, 8, poiché queste non sono,

al momento, previste nell'ordinamento Templare e religioso.
Il gran consiglio della confraternita:

è costituito da Nove(9) membri che già vestono di carica da Ufficiale.



Il Cavaliere semplice:

confermerà la sua investitura a cavaliere dopo due anni di noviziato e con

l'approvazione del suo Precettore e del Gran Priore.

Il nuovo cavaliere dovrà seguire, nel corso dei due anni di noviziato, l' insegnamenti

del Precettore o di persona nominata dal Gran Priore. Dopo due anni di noviziato, se il

nuovo cavaliere non riceverà lettera di rifiuto dal gran consiglio, sarà automaticamente

confermato. Per noviziato si intende:

il periodo formativo in cui il novizio è inserito nella nostra confraternita

ed è guidato a sperimentarne e ad assimilarne progressivamente lo spirito.
Abbreviazione di firma delle varie cariche:

Ogni cavaliere dovrà anteporre alla sua firma, in ordine di grado, le seguenti inziali:
1) Il Gran Priore: Fr. Gr. P.

2) Grande Maestro ufficiale alto dignitario: Fr. Gr. M. T.

3) Cappellano e guida spirituale: Fr. Capp.

4) Gran segretario, Tesoriere: Fr. Gr. T.

5) Ufficiale dignitario e Precettore: Fr. Pr. C.

6) Ufficiale Onorario: Fr. U. O.

7) Ufficiale Gran Croce: Fr. Gr. C.

8) Maestro delle cerimonie: Fr. M. C.

9) Cavaliere semplice: Fr. - Dama: Dm.

Cav. Novizio: Fr. Nv. (Soltanto per la durata di due anni).



IL VESTIARIO del Cavaliere:

Vestito scuro, camicia bianca, cravatta di colore uniforme rosso cardinale, scarpe

nere, mantello bianco con croce rossa a otto punte(8) Templare, guanti bianchi.
Per gli ufficiali, varia soltanto l'aggiunta delle decorazioni di merito e grado


ricevuti che possono essere di vario genere e secondo la decisione del

gran consiglio e del Gran Magistero, al momento del merito ricevuto. Non è

permesso indossare paramenti non conformi all'ordinamento della confraternita

e che non siano autorizzati dal Gran Magistero.
ARMAMENTI:

Spada, scudo e altri armamenti vari, sono concessi solo se richiesti dal gran

cerimoniere e nei particolari eventi. La confraternita non si assume nessuna

responsabilità per l'esibizionismo di tali oggetti e per problemi di legalità.
E' assolutamente vietato puntare la lama della spada verso l'alto, ma va tenuta


rivolta verso terra e con impugnatura fra le mani a segno di croce e di pace.
DOVERI e DIRITTI del CAVALIERE:

1) E' fatto obbligo di partecipare al gran capitolo annuale, nella data che


la confraternita stabilirà a secondo delle esigenze di calendario annuale.

Nel caso di grave impedimento o malattia, è possibile giustificare la cosa

con lettera inviata al Gran Consiglio.
2) E' pur dovere di ogni cavaliere di partecipare alle varie riunioni per essere


aggiornati, seguire i vari eventi e ricevere nuove istruzioni per una sempre

luminosa conoscenza dell'ordinamento, famigliarizzare con i fratelli tutti.
3) E' fatti divieto di professare personali tendenze religiose, politiche e di altra


forma all'interno della confraternita.
4) E' pur vietato infuocare discussioni con gli antri fratelli, lanciare sfide e ingiurie.

5) Ogni controversia va segnalata al primo sorgere all'ufficiale superiore, non


direttamente al gran consiglio poiché, lo ciò è permesso soltanto a Ufficiali

addetti a tale compito.
6) Il Cavaliere che intende dimettersi può farlo, consultando il suo ufficiale


superiore, dopo il consulto e chiarito le motivazioni dovrà formulare le

dimissioni con lettera scritta e indirizzata al gran consiglio.
7) Un Cavaliere può essere sospeso dall'ordine a tempo determinato o indeterminato,


senza alcuna formalità cerimoniale, ma soltanto con comunicazione scritta

dal gran consiglio o direttamente dal Gran Priore. L'ufficiale addetto ne darà

preavviso nel caso ci sia necessità di chiarimenti sulle motivazioni.
8) La nomina di cavaliere ha durata illimitata, condizionata al parere del


Gran maestro e del Gran consiglio.
9) Il Cavaliere che si dimette per motivi di carattere personale, salute ecc... può


richiedere di lasciare l'incarico a persona legata a lui con vincolo di parentela

o di sua fiducia, garantendone la moralità e il rispetto con i fratelli tutti. Pur

nel caso di morte improvvisa la sua nomina può essere ereditata dal parente

più prossimo, dopo il consenso del Gran Priore e con cerimonia ufficiale.
COMPORTAMENTO e CERIMONIE:

1) Le cerimonie sono a carattere religioso e Cristiano e si svolgono in ambienti


cattolici con la presenza del Cappellano (guida spirituale), che formalizzerà

l'evento con cerimonia religiosa.
2) La cerimonia può essere presieduta dal Gran Magistero oppure da altro ufficiale


con incarico per tali funzioni.
3) Prima dell'inizio di ogni cerimonia, il Gran Ufficiale cerimoniere guiderà tutti


i cavalieri per disporsi nella struttura e, in ordine gerarchico, prendere posizione.
4) Durante la cerimonia non è concesso l'uso del cellulare, pena l' allontanamento


dalla struttura con divieto di rientro. Quindi , è fatto obbligo di spegnere l'oggetto.
5) I cavalieri che dovranno ancora ricevere l'investitura entreranno per primi nella


struttura con il mantello ripiegato sulle braccia tese e non dovranno portare spada o altro.
6) I Cavalieri effettivi, dietro richiesta del Maestro cerimoniere, entreranno a prendere


posizione e lasceranno spazio al passaggio degli ufficiali di alto grado e rango.
DOPO IL CERIMONIALE,

IL Cerimoniere inviterà i Cavalieri a rivolgersi al Signore, con le seguenti parole:
“VIENI A NOI GRAN DIO POSSENTE,

DACCI FORZA PER L'ETERNA BATTAGLIA

CHE DI VITA TERRENA, NEL MAI CI DA TREGUA.

NON PER ABUSO DI VANTO O VENDETTA MA, PER GIUSTIZIA

E GLORIA SIA FATTA PER TE”.

CERIMONIALE


Fratelli Omi, Dame e Cavalieri,



è in questo Santo giorno, che

siamo qui riuniti, per

percepire più da vicino, il nobile e

Umano pulsare dei nostri Cuori.

Con la volontà di un fraterno dialogo,

scambiarsi dunque i nostri pensieri, unirli,

farne una grande forza, per il fine di

un mondo di pace e fratellanza.

Fratelli, unite dunque



la vostra voce alla mia

e rivolgiamoci al Signore:

“Vieni a noi

GRAN DIO POSSENTE

dacci forza per l'eterna battaglia

che di vita, nel mai ci da tregua”.

Non per abuso di vanto o vedetta,

ma per giustizia sia fatta per te.


Confraternita Internazionale di volontariato dei Cavalieri Templari “Jacques de Molay”.

Questo e’ un sigillo tipico dell’ Ordine, denominato “sigillum consuetum”
e ha come motto: “SIGILLUM MILITUM XCRISTI”.
Questo veniva usato solamente dai Gran Maestri e dai Procuratori.
Il sigillo ufficiale ritraeva due cavalieri in groppa sullo stesso cavallo. Questo emblema, che
all'epoca mosse varie accuse nei confronti dell'Ordine venne interpretato come
chiara allusione alla sodomia, in realtà voleva rappresentare lo spirito di fratellanza
e di povertà che aveva contraddistinto l'Ordine sin dalla sua fondazione.
Esso, inoltre, aveva un altro significato, a livello più profondo:
simboleggiava la duplicità insita sia nella natura dell'Ordine, monastico
e guerriero, sia in quella dell'uomo.
 
 
 
 
 
Il Gran Maestro Jacques De Molay
 
 
Nacque fra il 1240 e il 1250, figlio del nobile burgundo Jean der Longwy e
della figlia del Sire di Rahon. Dato che più luoghi recano il nome Molay, è
soltanto per tradizione che si designa come città natale di Giacomo una
Molay presso Besançon. Degli anni d’infanzia di Giacomo non si hanno
notizie certe. Nel 1265 Giacomo venne accolto nell’ordine dei Templari a
Beaune. A condurre le cerimonie di iniziazione furono Ymbert de Peraudo
e Amalric de Ruppe. Soltanto a partire dal 1270 il nome di Giacomo di
Molay riaffiora negli annali. Lo si vuole in Outremer, nome con cui in quei
tempi veniva chiamata la Terra Santa. Nel 1285 Giacomo di Molay venne
nominato Conte di San Giovanni d’Acri, ma nel 1290 si stabilì a Cipro e
pertanto non poté partecipare alla difesa di San Giovanni d’Acri nel 1291.
Ancora nel 1291, in occasione di un Concilio dell’Ordine, Giacomo
manifestò la sua insoddisfazione riguardo alla situazione interna all’Ordine
e dichiarò il proposito di introdurre cambiamenti. A partire dal 1294 ricoprì
la carica di capo dell’Ordine. Processo contro i Templari ed esecuzione
Lapide commemorativa della morte di de Molay a ParigiNel corso del
processo ai Templari del 1307 fu assoggettato alla tortura avallando le tesi
dell’accusa ed in seguito venne condannato alla prigionia a vita. Il
sacerdote e studioso di simbolismo cristiano Louis Charbonneau-Lassay
ipotizzò che i graffiti nella torre del Castello di Chinon fossero opera di
Jacques de Molay ed eventualmente di Geoffroy de Charney durante la
loro prigionia. L’ordine dei Templari fu definitivamente soppresso durante
al riunione degli Stati Generali del 1308. In seguito Jacques de Molay
ritrattò le sue dichiarazioni. Ciò lo condannò al rogo assieme al compagno
di prigionia Goeffrey de Charney.
Il rogo fu consumato a Parigi sull’isola della Senna detta dei giudei, nei
pressi di Notre Dame, il 18 marzo dell’Anno Domini 1314. L’aneddotica
vuole che prima dell’esecuzione Jacques de Molay abbia invitato Filippo il
Bello e papa Clemente V a comparire di fronte al tribunale di Dio. La
morte entro l’anno di entrambi i personaggi non fece altro che rafforzare
l’idea comune che egli fosse caduto vittima di un’ingiustizia. Sul luogo
della sua esecuzione lo ricorda ancor oggi una piccola lapide. Essa si trova
sul lato occidentale del Pont Neuf sulla Île de la Cité di Parigi. La lapide si
trova ai piedi del ponte, su muro opposto all’ingresso al parco dell’isola.
Barbara Frale ha rinvenuto agli inizi degli anni duemila negli Archivi
vaticani un documento, noto come pergamena di Chinon, che dimostra
come papa Clemente V intendesse perdonare i templari nel 1314,
assolvendo il loro maestro e gli altri capi dell’ordine dall’accusa di eresia,
e limitarsi a sospendere l’ordine piuttosto che sopprimerlo, per
assoggettarlo ad una profonda riforma.
 
LA STORIA dei Cavalieri Templari
 
Le origini dei Templari si possono capire solo se si conosce ed analizza la
storia della prima Crociata guidata dal famosissimo Goffredo di Buglione.
All’appello di papa Urbano II al concilio di Clermont (1095) per la ‘guerra
all’infedele’, risposero in tanti, da ogni regione e di qualsiasi ceto sociale;
pellegrini, povera gente, commercianti, principi e nobili cavalieri. La
Crociata dei Baroni riuscì ad arrivare in TerraSanta e a liberare
Gerusalemme. A dimostrazione della bontà “spirituale” e non economica di
questa avventura si può guardare alla condotta di Goffredo di Buglione
dopo la conquista della Città’ santa: sarebbe potuto diventare Re di
Gerusalemme, ma rifiutò la carica, volendo essere soltanto “Difensore del
Santo Sepolcro. Comunque, una volta riconquistata Gerusalemme, i
Crociati, visto che non erano un esercito regolare, ma solo Cristiani che
difendevano il loro diritto di andare a pregare in TerraSanta, per la maggior
parte tornarono in Europa, alle loro case e alle loro famiglie, lasciando così
Gerusalemme quasi senza protezione. Proprio in questo momento entrano
in gioco i Templari. Hugues de Payns insieme ad altri otto cavalieri (Bysol
de Saint Omer, Andrè de Montbard zio di San Bernardo di Chiaravalle,
Archambaud de Saint Aignan, Gondemar, Rossal, Jacques de Montignac,
Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier) partono dalla Francia per
andare in TerraSanta con lo scopo di difendere i pellegrini dagli attacchi
delle bande dei musulmani. Venivano chiamati inizialmente i “Poveri
Cavalieri di Cristo” ed erano un Ordine monastico e guerriero. Questa fu
un’idea veramente rivoluzionaria per quel tempo! Scavalcò la tradizionale
divisione sociale formata da: Bellatores (coloro che combattevano),
Oratores (coloro che pregavano), e Laboratores (coloro che lavoravano). I
Templari univano alla mansuetudo del monaco la fortitudo del guerriero I
monaci cosiddetti tradizionali pronunciavano tre voti, ossia obbedienza,
povertà e castità: i Templari, oltre a questi tre voti, ne pronunciavano anche
un quarto, cioè lo “stare in armi”, quindi il combattimento armato. Erano
dei veri e propri monaci guerrieri. Questi nove Cavalieri, si presentarono
nell’anno Domini 1119 (1111 secondo altri studiosi) al Re di Gerusalemme
Baldovino II mettendosi a disposizione per la protezione dei pellegrini ed il
pattugliamento delle strade a Gerusalemme e dintorni. Questi cavalieri, a
differenza di tanti altri, non si presentarono al re vestiti in maniera
sfarzosa, con i mantelli pieni di colori e con le gualdrappe dei loro cavalli
pieni di frange dorate e multicolori, ma erano coperti da un semplice
mantello bianco senza nessun altro fregio o armatura luccicante. Hugues de
Payns sostenne, davanti al re, che non erano le vesti che facevano i buoni e
coraggiosi cavalieri, ma il cuore. Dopo averli ascoltati, Baldovino II
concesse loro come quartier generale un’ala del monastero fortificato di
Nostra Signora di Sion, accanto a quello che era stato il Tempio di
Salomone. I cavalieri cominciarono così a pattugliare le strade come
promesso al re, il quale fu entusiasta del loro operato. Dopo poco tempo, il
numero dei cavalieri aumentò, cosicché dovettero trasferirsi a pochi metri,
andando ad occupare tutta l’area di quella che era la spianata del Tempio di
Salomone, ossia l’area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-
Aqsa. A questo punto il loro nome fu cambiato in “Ordine dei Poveri
Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme”, e furono più
semplicemente riconosciuti come “Templari”. Questo primo periodo di
storia Templare è contrassegnato dalle grandi difficoltà incontrate, sia dal
punto di vista militare (erano relativamente pochi) sia dal punto di vista
economico. Furono proprio questi i motivi che spinsero Hugues de Payns a
tornare in Francia nel 1127 per cercare rinforzi morali ed economici.
Proprio in questo momento avviene la svolta decisiva dell’Ordine del
Tempio: Hugues de Payns arriva a Troyes dopo aver incontrato a Roma il
Papa Onorio II. Bisogna ammettere che la creazione della nuova milizia
non aveva precedenti nella storia cristiana, e, anche il Papa stesso mostrava
evidenti segni di imbarazzo. Certo, i Templari non furono i primi monaci
con altre finalità oltre la preghiera e la meditazione, i Cavalieri di San
Giovanni conosciuti anche come Ospitalieri o Gerosolimitani e oggi come
Cavalieri di Malta già esistevano, ma non avevano il voto delle armi, si
preoccupavano soprattutto della cura dei feriti, degli invalidi e dei
pellegrini più tardi però, sull’esempio Templare imbracciarono anch’essi le
armi. Per non parlare dei Teutonici, che copiarono sia la Regola Templare,
sia la divisa. Lo stesso dicasi per gli altri Ordini Cavallereschi, soprattutto
quelli della Penisola Iberica. Era necessario quindi trovare una posizione
chiara e precisa, ricercando anche una Regola che si adattasse
perfettamente alla situazione. Non è un caso se da questo momento entra in
scena nelle vicende Templari, uno dei personaggi più carismatici ed
autorevoli del tempo: San Bernardo di Chiaravalle appartenente all’ordine
monastico nato a Cistercium (I Cistercensi) e fondatore dell’abbazia di
Chiaravalle. Fu proprio nel Concilio di Troyes che venne presentata la
Regola e l’Ordine. Oltre al Papa Onorio II ed allo stesso San Bernardo,
erano presenti anche gli arcivescovi di Reims, Sens, Chartres, Amiens e
Tolosa, oltre ai vescovi di Auxerre, Troyes e Payns. Tutti gli Statuti
dell’Ordine furono approvati e la Regola Templare in blocco fu sottoscritta
da tutti e vi fu apposto il sigillo papale, mentre Hugues di Payns, anch’egli
presente al Concilio, venne nominato Gran Maestro dell’Ordine. In questo
frangente venne presentato il ‘De laude novae militiae’ (elogio della nuova
milizia),vero e proprio proclama di esaltazione dell’Ordine Templare, che
ebbe non poca importanza per il successivo sviluppo dell’Ordine. Ne
citiamo una parte: “Una nuova cavalleria e’ apparsa nella terra
dell’Incarnazione… essa e’ nuova, dico… che si combatta contro il nemico
non meraviglia… ma che si combatta anche contro il Male e’
straordinario… essi non vanno in battaglia coperti di pennacchi e fronzoli,
ma di stracci e con un mantello bianco… essi non hanno paura del Male in
ogni sua forma… essi attendono in silenzio ad ogni comando aiutandosi
l’un l’altro nella dottrina insegnata dal Cristo… essi fra loro non onorano il
più nobile, ma il più valoroso… essi sono i Cavalieri di Dio… essi sono i
Cavalieri del Tempio”. Da un altro scritto relativo alla nuova milizia
sempre scritto da San Bernardo si percepisce ulteriormente lo spirito dei
cavalieri templari: “Le armi nemiche avrebbero forse avuto paura dell’oro,
avrebbero rispettato gemme e non oltrepassato la seta? sono necessarie
solo tre cose: abilità, prontezza e circospezione; abilità nel cavalcare,
prontezza nel colpire, circospezione nel guardarsi quando ci si recasse in
terre e fra genti sconosciute”. A Troyes poi i Templari adottarono un motto:
“Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam”, ossia “Non a
noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria”. Anche qui c’è poco da
aggiungere, è facile immaginare come un simile motto potesse accendere
gli animi. San Bernardo inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e
il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: “Maria presiedette al
principio del nostro Ordine, ne presieda anche, se questa sarà la volontà del
Signore, la fine”. Ancora l’ultimo Gran Maestro, sul rogo, pregò i suoi
carnefici di legarlo con il viso rivolto verso Notre Dame. D’esempio per i
Templari furono quindi i Cistercensi e gli Agostiniani, di cui ammirarono
la loro vita comunitaria e il gusto per la liturgia sontuosa. La Regola
Templare era formata da 72 articoli ed era durissima. Veniva vietato
qualsiasi contatto con le donne (non si poteva baciare neanche la madre,
ma bisognava salutarla compostamente chinando il capo), non si poteva
andare a caccia, erano banditi il gioco dei dadi e delle carte, aboliti mimi,
giocolieri e tutto ciò che è divertimento, non si poteva ridere
scompostamente, parlare troppo o urlare senza motivo, i capelli andavano
corti o rasi, in inverno la sveglia era alle 4 del mattino, in estate alle 2,
bisognava dormire “in armi” per essere sempre pronto alla battaglia “…il
demonio colpisce di giorno e di notte, quindi che si difenda il Sacro
Sepolcro dall’alba all’alba successiva sempre in armi…”… C’erano regole
anche sul modo di mangiare e sul modo di vestirsi. Bisognava veramente
avere una sincera vocazione per sottomettersi a tali ferree regole! Dopo
questa approvazione ecclesiastica ufficiale, la fama dell’Ordine del Tempio
crebbe rapidamente ed in modo vertiginoso, con essa aumentò anche la
potenza e la ricchezza dell’Ordine stesso, che ricevette elargizioni e
donazioni spontanee praticamente da ogni strato sociale. Difatti ogni
elargizione o donazione veniva usata per il finanziamento della campagna
di guerra in TerraSanta, e tutti, pur non partecipando direttamente alla
guerra, potevano però dare il loro contributo: in pratica, donare ai Templari
significava contribuire materialmente alla liberazione dei “Possessi di Dio”
come veniva chiamata spesso la la terra al di là del mare. L’Ordine crebbe
anche in prestigio, tanto che i cadetti delle famiglie nobili facevano a gara
per entrare nell’Ordine, sia per la loro sistemazione (non essendo i
primogeniti avevano ben pochi diritti in famiglia) sia per avere un baluardo
cristiano in Terrasanta. La massa delle donazioni ed elargizioni fu tale che
Hugues di Payns dovette lasciare in Francia parecchi confratelli che
fossero in grado di amministrare l’enorme patrimonio acquisito, onde far
fronte alle grosse spese delle campagne di guerra in Terrasanta. La nostra
storia 2 Importantissima (anzi vitale) fu la bolla “Omne datum optimum”
del 1139, di papa Innocenzo II che concesse all’Ordine la totale
indipendenza, compreso l’esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre
alla direttiva secondo la quale l’Ordine non doveva rendere conto a
nessuno del suo operato, tranne che direttamente al Papa. Diventò un
organismo a parte con una posizione molto privilegiata. Hugues tornò a
Gerusalemme con un gran numero di reclute, che divennero perfetti
cavalieri templari combattenti. Tra i crociati si erano sempre distinti per la
loro incredibile determinazione in battaglia, avevano disciplina disumana e
una spietata fermezza di fronte all’avversario. Non a caso venivano
chiamati dai musulmani i “diavoli rossi”, mentre i Gerosolimitani erano
chiamati i “diavoli neri”. Rivendicavano a se il privilegio della prima linea
durante i combattimenti, non infrequentemente dovettero pagare con un
alto tributo di sangue questo privilegio, ma con la loro fama di essere i più
valorosi difensori della Croce non trovavano difficoltà a ripristinare le fila
diradatesi. Le loro rotte si contano sulle dita di una mano, furono gli ultimi
a lasciare la TerraSanta e nell’assedio di Acri non mollarono fino
all’ultimo, la difesa della fortezza era chiaramente senza speranza, senza
alcun pericolo ci si poteva salvare via mare, ma i cavalieri combatterono e
morirono quasi tutti. Non potendo più guidare l’avanguardia in battaglia si
trasformarono in retroguardia e sacrificarono così le loro vite, ultimi
crociati in TerraSanta. E’ tragico pensare che i cavalieri sopravvissuti alle
scimitarre dei Saraceni caddero poi vittime dei carnefici del Re di Francia
e della debolezza del Pontefice, tra di essi c’era anche l’ultimo Gran
Maestro, Giacomo di Molay e il precettore di Normandia Goffredo di
Charney un omonimo del quale, molto probabilmente un suo parente, sarà
poi il primo possessore europeo della Santa Sindone. Ma i Templari non
furono protagonisti solo in TerraSanta: quando le orde mongoliche
minacciarono l’Europa i templari contribuirono non poco alla sua difesa,
che trovò provvisoria soluzione con la battaglia di Liegnitz nel 1241. Nella
penisola iberica stettero parimenti in prima linea, i sovrani di Spagna e
Portogallo difficilmente avrebbero conseguito le loro vittorie senza i
Templari, non invano affidarono loro le proprie fortezze più munite e li
ricoprivano di munifici donativi. Anche la flotta Templare era tra le
migliori, nessuno si sarebbe mai azzardato ad attaccare una nave battente
bandiera Templare e i Saraceni se ne tenevano ben alla larga. Esiste però
un problema di non facile soluzione né per quel tempo e ancor meno per il
nostro tempo quello cioè della così detta guerra giusta che spesso viene
definita anche santa. San Bernardo, riprendendo il concetto della “guerra
giusta” espresso da Sant’Agostino, considerò il voto templare dell’uso
delle armi contro gli infedeli non una intenzione di “omicidio”, ma una
vera e propria azione contro il Male, ossia un “malicidio” (vedi sopra ‘De
laude novae militiae’), anche perché Templari difendevano i Luoghi Santi,
che dovevano essere a disposizione di tutti, quindi chiunque avesse preteso
di tenerli soltanto per se sarebbe stato considerato “malvagio” e andava
quindi debellato… Per noi uomini di oggi è difficile accettare la violenza
giustificata esclusivamente da motivazioni religiose, ferisce la “sensibilità”
di molti, ma bisogna entrare nella mentalità dell’epoca e non pensare
subito “è sbagliato”. Allora il Cavaliere dell’Ordine era il Guerriero di Dio
per antonomasia, ed il suo compito era servire Dio combattendo l’eresia e
le ingiustizie. Una grave ingiustizia era quella perpetrata dai mussulmani in
Terra Santa. Fin dall’800, infatti, i pellegrini che si recavano al Santo
Sepolcro venivano uccisi, derubati, le donne violentate, nel migliore dei
casi veniva imposta loro una forte tassa. La setta degli “Assassini” nacque
proprio in questo periodo ed aveva come scopo l’uccisione sistematica dei
pellegrini Cristiani. Questo atteggiamento intollerante da parte dei
musulmani portò ad una reazione violenta degli Europei. San Bernardo con
‘De laude novae militiae’ espresse bene questa mentalità. Le Crociate
avevano un costo altissimo, sia per gli armamenti, per il viaggio, per la
costruzione di fortezze, e questa spesa non poteva essere affrontata dai soli
Templari, che nei loro monasteri si dedicavano per lo più alla coltivazione
e all’allevamento, per raggiungere i loro scopi c’era bisogno di ben altro.
Le ricchezze ottenute dai Templari furono impensabili e loro stessi furono
bravi a gestirle: non lasciavano il denaro in eccesso a marcire in buie
stanze, ma lo investivano munificamente, soprattutto facendo servizio di
tesoreria per nobili e re e prestando il denaro, certo, da Cristiani non
potevano chiedere interessi, ma sapevano come non subire danni con
tariffe di prestito. Gli affari che svolgevano erano soprattutto di quattro
categorie: -deposito tributi e somme di denaro di un principe votatosi alla
Crociata -Trasferimento in TerraSanta di dette somme -riscossione delle
decime pontificie per le crociate -prestiti a principi o nobili, che
motivassero tale bisogno di denaro con pii motivi. A loro è dovuta anche
l’invenzione dell’assegno o della lettera di cambio: per esempio i pellegrini
che si volevano recare in TerraSanta, ma avevano paura di essere rapinati,
potevano lasciare denari in una qualsiasi magione templare e ricevere una
quietanza di riscossione; all’arrivo in TerraSanta portavano la quietanza
nella magione e tornavano in possesso della somma di denaro lasciata
prima della loro partenza. Da notare che il più famoso sigillo templare era
un cavallo cavalcato da due cavalieri che stava ad indicare la povertà
iniziale dei cavalieri che erano costretti ad andare in due su un solo cavallo
e il dualismo universale delle cose, a cui si rifà il loro ideale, cioè la
convivenza pacifica in TerraSanta della cultura Cristiana e di quella
Islamica. I Templari quindi godevano di un’altissima stima da parte delle
popolazioni Medioevali, li vedevano come la Cavalleria di Cristo, i
Templari erano l’incarnazione del vero spirito Cavalleresco, che Bernardo
di Chiaravalle contribuì ad esaltare con i suoi scritti, ma non solo, scriveva
infatti Clemente III nel 1191: “Consacrati al servizio dell’Onnipotente,
vanno considerati parte della Cavalleria Celeste”. Anche Pietro il
Venerabile ammoniva: “Chi non si rallegra con tutto il suo animo in Dio
suo Salvatore, che la Cavalleria dell’Eterno, i Templari, abbia lasciato gli
accampamenti celesti per scendere a ingaggiar nuove battaglie, a battere i
principi di questo mondo, a sconfiggere i nemici della Croce di Cristo?” e
ancora, sempre rivolto ai Templari “Siete Monaci nelle vostre virtù,
Cavalieri nelle vostre azioni; le une le realizzate con la forza dello spirito,
le altre le esercitate con la vigoria del corpo”. Un aspetto da notare è la
scelta gerarchica fatta all’interno dell’Ordine; l’assoluto rispetto per i
superiori, esistevano infatti dei Marescialli, dei Precettori, dei Balivi, dei
Priori, dei Gran Priori. Era una organizzazione perfetta, visto che ognuno
per la gestione interna era totalmente indipendente dall’altro, e ognuno
doveva rendere conto al suo superiore diretto, fino ad arrivare al Gran
Maestro che era il “primus inter pares”. La prima vera battaglia Templare
fu con il secondo Gran Maestro, Roberto di Craon, nel 1138 a Tecua,
vicino Ghaza, dove i Templari ebbero una gravosa sconfitta, dovuta al fatto
che i comandanti Crociati non vollero ritirarsi dopo aver conquistato la
città (opzione consigliata da Roberto di Craon, visto che la città non era
sufficientemente fortificata) dando il tempo ai musulmani di riorganizzarsi
e di reagire compiendo un vero e proprio massacro. La situazione in
TerraSanta comunque non era delle migliori, un incredibile condottiero
islamico dominava la scena: Zengi, un uomo che riuscì a riunire gli
sceiccati mettendo assieme un formidabile esercito di oltre 100.000 uomini
pronti a tutto pur di riconquistare le terre una volta loro. Zengi iniziò fra i
musulmani la predicazione della “jihad” o guerra santa, incitandoli alla
riconquista dell’intero Oriente. Alla testa del suo esercito, nel 1128 si
impadronì di Aleppo e il Principato di Antiochia, fino a conquistare nel
1144 Edessa e tutta la sua Contea. La caduta di Edessa provocò un grande
scalpore in Europa Baldovino III chiese al Papa Eugenio III di bandire
un’altra crociata, cosa che avvenne il primo dicembre 1145 con le relative
bolle pontificie. San Bernardo di Chiaravalle girò l’Europa infiammando le
folle e i Re (tra cui Corrado III di Germania, che inizialmente non voleva
partire). Le truppe Crociate quindi partirono, ma separate, i francesi via
mare, mentre i tedeschi via terra. Quest’ultimi nel bel mezzo delle
montagne furono attaccati e quasi completamente distrutti dall’esercito
turco selgiuchida, tanto che i crociati persero i nove decimi degli effettivi,
e si ritirarono fortunosamente a Nicea, dove attesero l’esercito francese
condotto da Luigi VII. I francesi arrivarono insieme ai Templari e al loro
Gran Maestro Everardo di Barres, ma furono subito attaccati dai
musulmani e non riuscirono a trovare un sicuro riparo nella città di
Laodicea. I crociati francesi erano allo stremo ed ormai molti disertavano e
si ribellavano ai loro ufficiali: solo i Templari rimanevano nei ranghi
compatti e disciplinati. A questo punto Everardo di Barres, dopo un
colloquio con il re di Francia, prese il comando dell’esercito,
riorganizzandolo, ponendo a capo di ciascun gruppo di 100 soldati un
templare, che ben sapeva cosa fare. Dopo altre peripezie (non è questa la
sede per dilungarmi) si ritrovarono a Gerusalemme Luigi VII, Corrado III,
Il Gran Maestro Templare, quello degli Ospitalieri e quello dei Teutonici,
che insieme presero una sciagurata decisione: attaccare e conquistare
Damasco. La seconda Crociata finiva nel sangue, a Damasco ci fu una
terribile sconfitta degli Europei, schiacciati da Nur-Ed-Din (successore di
Zengi) e dal suo esercito. Importantissimo fu l’avvenimento del 1150,
quando Baldovino III dopo aver fatto fortificare la città di Gaza la donò ai
Templari, perché la difendessero e perché facessero da sentinelle al sud
della Palestina. Devo citare un accadimento degno di nota, che fa capire le
atrocità commesse dai musulmani, perché molte volte sembra che solo i
Crociati abbiano commesso delitti: Il 25 gennaio 1153, l’intero esercito
cristiano si accampò ad assedio ad Ascalona, ma dopo quattro mesi, ancora
nulla era stato concluso, ogni attacco veniva sistematicamente respinto.
Verso la fine di luglio 1153, una torre mobile dell’esercito cristiano prese
fuoco, e venne scagliata contro le mura della città: il forte impatto ed il
calore provocarono una breccia dove si trovava un gruppo di Templari
guidati da Bernardo di Tremelay. Quest’ultimo vista la breccia colse al
volo la possibilità di buttarsi in prima linea e quindi si lanciò con quaranta
cavalieri dentro la breccia. Gli altri Crociati in quel momento si trovavano
dall’altra parte della città e non fecero in tempo a seguire i Templari che si
erano gettati all’interno di Ascalona. I musulmani, vedendo solo quaranta
uomini, contrattaccarono, massacrando i cavalieri e lo stesso Tremelay. I
corpi del templari furono appesi per i piedi fuori dalle mura, e le loro teste
lanciate sul campo cristiano con delle piccole catapulte. La furia dei
cristiani a questo spettacolo fu tale che il 19 agosto 1153, dopo un
formidabile ed intenso assedio, la città fu presa e messa a ferro e fuoco. A
questo evento seguì un periodo di relativa pace. Ma durò poco. Sal-Hal-
Din più noto come Saladino riorganizzò l’esercito musulmano, portandolo
ad oltre 200.000 uomini, con i quali attaccò il Cairo, sbarazzandosi del
visir Shawar, ormai amico dei cristiani, e rivolgendosi direttamente contro
Gerusalemme. Tutto il mondo mussulmano si unì a Saladino contro i
cristiani nel 1174. Nel novembre 1174 Saladino entrava a Damasco, ed il 9
dicembre dello stesso anno entrava ad Homs, per poi proseguire per
Aleppo, che venne assediata il 30 dicembre. Nel 1178, Baldovino fece
costruire una fortezza, chiamata “Guado di Giacobbe”, che fu affidata ai
Templari. Tutto sembrava calmo, ma nel febbraio del 1179 Saladino
attaccò ed invase la Galilea, senza però tener conto della resistenza della
fortezza templare del “Guado di Giacobbe”, che non cadde, ed impedì a
Saladino di raggiungere Gerusalemme. Ma non era finita qui: il 10 giugno
1179, presso Mesaphat, l’esercito cristiano di Raimondo III ed i Templari
si scontrarono con i 200.000 uomini dell’esercito musulmano. Fu un
massacro, tanto che Saladino poi conquistò il Guado di Giacobbe,
giustiziando tutti i templari di stanza nella fortezza, e prendendo
prigioniero il Gran Maestro, Oddone di Saint Amand, che però non volle
che fosse pagato nulla per il suo riscatto, e finì i suoi giorni morendo di
fame e di stenti nel carcere di Damasco. Nel 1187, successe un fatto
gravissimo: Rinaldo di Chatillon, con un’ atto assolutamente irresponsabile
e folle, marcia verso Medina e La Mecca, con l’intento di appropriarsi
della “pietra nera”, simbolo sacro musulmano. Quest’atto di pirateria
scatena le ire degli arabi, e Saladino raduna ed organizza il più grande
esercito che si sia mai visto: fra cavalieri, arcieri e fanti, oltre 300.000
uomini erano agli ordini del condottiero musulmano. La vera battaglia si
svolse ai corni di Hattin il 4 Luglio 1187. L’esercito Crociato dopo vari
giorni di dura marcia e senza acqua (l’unica risorsa d’acqua era presidiata
dai musulmani) si scontrano con l’esercito di Saladino. Saladino riuscì ad
accerchiare l’esercito Cristiano che fra l’altro non aveva un’unica guida,
ma ogni reggimento aveva un suo capo. Gli Ospitalieri erano guidati da
Ruggero di Les Moulins, i Templari da Ridefort e le altre truppe Cristiane
da Rinaldo di Chatillon e da altri Baroni; così diviso l’esercito Cristiano
perse molto in efficacia e se ci si aggiungono la stanchezza e la sete si
capisce bene perchè i Cristiani furono duramente battuti. Gli arcieri a
cavallo musulmani riuscirono fin troppo bene a tenere a bada la fanteria
Cristiana, mentre la fanteria di Saladino ebbe l’arduo compito di reggere le
devastanti cariche della Cavalleria pesante europea. La battaglia durò
diverse ore, ma alla fine, con la graduale perdita di consistenza delle
cariche della cavalleria pesante, i musulmani ebbero la meglio… L’esercito
Cristiano fu duramente battuto e soltanto in pochissimi si salvarono: tra
questi c’era Ridefort. Da ricordare che il Gran Maestro degli Ospitalieri
aveva sconsigliato di attaccare, ma di concentrare tutto l’esercito su un
fronte e cercare di sfondare per scappare da quella fin troppo ovvia
trappola mortale; Ridefort rispose sprezzante al Gran Maestro degli
Ospitalieri: “Amate troppo la vostra bionda testa per temere di perderla in
battaglia”. Il cavaliere di San Giovanni rispose: “Io morirò in battaglia da
uomo coraggioso, ma sarete voi a scappare come un coniglio ed un
traditore”. Ed infatti così fu! Devo ammettere che questo presunto attacco
alla Mecca per impossessarsi della Pietra Nera si discosta dall’ideologia
Templare, ma bisogna dire che Ridefort riuscì ad essere nominato Gran
Maestro solo grazie alle sue abili manovre politiche ed ai suoi raggiri.
Ridefort venne poi ucciso da Saladinio in persona che gli staccò la testa dal
busto con un colpo di scimitarra. Questa sconfitta portò a non poche
ripercussioni per i Regni Cristiani in TerraSanta. Fra l’altro si racconta
anche che in questa battaglia fu persa per sempre la Vera Croce, che cadde
in mani mussulmane. Una dopo l’altra, cadono in mano araba Tiberiade,
Acri, Nablus, Giaffa, Sidone ed Ascalona. Rimaneva Gerusalemme. Dopo
alcune settimane di assedio, il 2 ottobre 1187 la Città Santa cade nelle mani
di Saladino. La crociata che ne seguì, guidata dal famoso Riccardo Cuor di
Leone e da Federico Barbarossa (che morì annegato prima di arrivare in
TerraSanta) si risolse soltanto con un patto con i musulmani che lasciarono
una striscia di terra sul mare ai Cristiani da Tiro a Giaffa, come porto per lo
scalo dei pellegrini. La città Santa era però in mani musulmane e Saladino
fece abbattere tutte le croci ed in generale i segni Cristiani nella città,
sostituendoli con mezzelune e simboli sacri all’islamismo. Saladino però si
mostrò magnanimo con la popolazione di Gerusalemme che non venne
massacrata, ma venne risparmiata, anche se dietro il forte pagamento di un
riscatto. Ad aggravare la cosa giunsero anche i mongoli che, oltre ad
attaccare l’Est Europeo, si scagliarono anche contro la TerraSanta e nel
1244 le truppe mongole insieme a quelle egiziane entrarono a
Gerusalemme, dopo aver abbattuto la resistenza di Templari e Ospitalieri
che si dimostrarono delle vere e proprie macchine da guerra, tenendo in
scacco l’esercito mongolo per molto tempo, prima di cadere; si salvarono
solo 33 Templari, 26 Ospitalieri e 3 Teutonici. A questo attaccò rispose il
papa Innocenzo III che bandì una nuova Crociata. I Templari e gli
Ospitalieri poterono ancora dimostrare il loro coraggio, soprattutto nella
IL PRIMO CAVALIERE
 
Dallo alto
dei mondi, il supremo,
mi dette il comando di armata, per
domare e cavalcare la forza, che
terrena trascina li Omi, dove
l'Ombra fa trama nel male.
Son di Luce
armato a sapienza, per
portare messaggi di pace
alli OMI smarriti nel nulla.
Cavaliere, son qui, comandato a
far primo di esempio, fra Omi,
pur guidarli nella via celeste
a percorso di luce infinita
dove, la pigna, non mai
si spegne.
Fr. Edoardo Greco'
il piccolo Omo di vento.
 

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